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Orario:
Chiuso tutte le domeniche eccetto l'ultima del mese, nelle quali i musei sono aperti con ingresso libero.
Ingresso: Intero € 12,00
Il museo fu fondato da Papa Gregorio XVI nel 1837
e raccoglie prevalentemente gli
oggetti che a partire dal 1828 furono rinvenuti negli scavi delle antiche città dell'Etruria meridionale
(oggi Lazio settentrionale), allora comprese nello Stato Pontificio. Con la fine dello Stato Pontificio,
nel 1870 cessano le competenze territoriali del museo, che non verrà più incrementato dai materiali di
scavo ma solamente con sporadiche acquisizioni di collezioni archeologiche, tutte di vecchia formazione e
di straordinaria importanza: l'acquisto della collezione Falcioni (1898), le donazioni di Benedetto Guglielmi
nel 1935 e di Mario Astarita nel 1967, l'acquisto della raccolta Giacinto Guglielmi nel 1987.
Nel museo
sono raccolti materiali compresi tra il IX ed il I secolo a.C., dall'età del ferro fino al progressivo e
definitivo confluire delle città etrusche nella struttura dello stato romano. La millenaria storia del
popolo etrusco è qui raccontata da ceramiche, bronzi, argenti
ed ori che documentano un fiorente artigianato
ed una peculiare civiltà artistica. Parte integrante del museo è una grande raccolta di
vasi greci, ma
rinvenuti nelle necropoli etrusche, e di vasi italioti (prodotti nelle città ellenizzate dell'Italia meridionale),
che permette di ripercorrere la storia della pittura antica attraverso celebri realizzazioni di vasai e
ceramografi. Annessa al museo etrusco è una sezione dedicata alle antichità romane (Antiquarium Romanum),
provenienti da Roma stessa e dal Lazio, con bronzi, vetri, terrecotte architettoniche e ceramica di uso comune.
Nel
1475 papa Sisto IV conferisce all'architetto Baccio Pontelli l'incarico della costruzione di una nuova Cappella
Palatina in luogo di un'altra più antica. Viene edificata un'unica amplissima aula delle misure di quaranta
metri per tredici e dell'altezza di ventuno metri che si concludeva con una volta dipinta originariamente
in blu e oro, come un cielo stellato. Nell'ottobre del 1481 vennero incaricati gli artisti fiorentini Botticelli,
Ghirlandaio, Pinturicchio, Cosimo Rosselli e i loro aiuti della realizzazione degli affreschi lungo le pareti.
Il soffitto con la "volta celeste" venne cancellato quando papa Giulio II nel 1508 incaricò
Michelangelo
della nuova decorazione, che l'artista portò a termine senza alcun aiuto nel 1512. A completamento della
Cappella Sistina è il grande affresco del Giudizio Universale, una delle ultime "sofferte" opere di Michelangelo.
Considerati tra i principali complessi mussali del mondo intero, i Musei Vaticani occupano una gran parte dei Palazzi Vaticani. Visitare in un’unica giornata i Musei Vaticani è un’impresa veramente faticosa e frastornante. L’ideale sarebbe ritornare più di una volta, scegliendo dei percorsi tematici.
Le maggiori attrazioni di questo complesso mussale sono: • La Cappella Sistina: conosciuta in tutto il mondo, la Cappella Sistina figura senza dubbio tra i monumenti più importanti dell’intero patrimonio artistico dell’umanità, sia per il suo significato religioso, sia per la straordinaria qualità degli affreschi che ne rivestono le pareti. Ad affrescare la volta della Sistina con le storie della Genesi, Michelangelo Buonarroti lavora all’impresa colossale per quattro anni. Dopo aver compiuto questa straordinaria impresa, Michelangelo tornerà alla Sistina molto più tardi per dipingere il Giudizio Universale sulla parete dietro all’altare.
Curiosità: nel 1564 papa Pio IV ordinò a Daniele da Volterra, allievo del Buonarroti, di “coprire le parti pudende” del Giudizio Universale, per evitare che le nudità dei personaggi potessero suscitare pensieri immorali. Così il buon Daniele mise le mutande ai nudi di Michelangelo, e per quest’impresa venne soprannominato Braghettone. Oggi sappiamo che l’intervento di Daniele non si limitò soltanto a nascondere le pudende, ma in alcuni punti il Braghettone coresse alcune parti dell’affresco.
• Le stanze di Raffaello: mentre Michelangelo lavorava alla volta della Sistina, il papa Giulio II aveva deciso di far decorare il proprio appartamento privato da un artista giovane ma ricco di talento: Raffaello Sanzio. Grazie a questo prestigioso incarico, che gli venne affidato dal papa nel 1508, quando aveva appena 25 anni, il Sanzio ebbe modo di fornire prova del suo straordinario valore: le stanze vaticane costituiscono il suo capolavoro, al quale lavorò fino al 1520, anno della sua morte. Queste stanze costituiscono uno dei testi fondamentali della pittura rinascimentale italiana ed europea.
• Pinacoteca Vaticana: le sale della pinacoteca pontificia riservano non poche sorprese, perché custodiscono capolavori di straordinaria importanza, come la “Trasfigurazione” di Raffaello Sanzio o la “Deposizione” del Caravaggio.
• L’Appartamento Borgia: notevoli glia affreschi che decorano le volte dei sei ambienti che compongono l’appartamento privato di papa Alessandro VI Borgia, eseguiti dal Pinturicchio in soli due anni e terminati nel 1494. •
Museo Chiaramonti: questo museo, che riunisce un’interessante collezione di reperti romani, prende il nome da papa Pio VII Chiaramonti. Ospita centinaia di reperti, che vanno dai sarcofagi ai ritratti imperiali alle statue di divinità, disposti alle pareti di una lunga galleria.
• Museo Pio Clementino: gli appassionati di scultura greca romana non possono tralasciare questo splendido museo, che custodisce alcune delle statue classiche più conosciute delle collezioni vaticane.
• Museo Gregoriano Egizio: questo museo è stato curato da Luigi Maria Ungarelli, uno dei primi egittologi italiani. E’ composto da otto sale allestite secondo l’ordine cronologico dei reperti presentati, che vanno dall’Antico Egitto (circa 2600 a.C.) fino all’età copta (641 d.C.)
• Museo Gregoriano Etrusco: questo museo è interamente dedicato ai resti della misteriosa civiltà degli Etruschi, ed è considerato uno dei più importanti nel suo genere per la qualità e il valore dei reperti che vi sono contenuti. Sarcofagi, vasi, urne e gioielli raccontano tutta la grandezza degli Etruschi .
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