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A pochi dal Velabro si estende uno degli impianti sportivi più noti e al
tempo stesso meno conosciuti dall'antica Roma, il Circo Massimo. Il suo perimetro è l'ideale per chi voglia fare
del footing in una cornice di verde e di antichità unica al mondo. Il Circo Massimo si presenta come un immenso
bacino di circa 600 m di lunghezza, ancora quasi del tutto interrato e ricoperto da un prato.
All'estremità occidentale del vasto bacino del Circo, sul lato più vicino alla Passeggiata Archeologica, sono in corso
degli scavi che hanno messo in luce tre serie di ambienti di diverse dimensioni, cinti da un ampio ambulacro esterno con
pavimento in basalto e pilastri in peperino.
La Torretta che li sovrasta risale al periodo medioevale in cui le famiglie
baronali romane disseminarono Roma di torri e di apparati di offesa e di difesa. La torretta del Circo Massimo fu edificata
dai Frangipane, che avevano trasformato anche il Colosseo in roccaforte.
L'arena, secondo indagini eseguite nel 1983, dovrebbe trovarsi circa dieci metri al di sotto dell'attuale livello.
Era attraversata per tutta la sua lunghezza dalla spina, adornata nel corso dei secoli con edicole, statue, tempietti
e terminante alle estremità con due obelischi egiziani, oggi collocati in luoghi diversi della città. L'uno, portato
dall'Egitto nel 10 a.C. per volere di Augusto, fu posto nel 1589 al centro della neoclassica Piazza del Popolo da Sisto V;
l'altro, posto nel Circo da Costanzo I nel 357 d.C., svetta in Piazza S.Giovanni in Laterano.
Chi desideri avere un'idea
più precisa dell'aspetto e della grandiosità dei circhi romani potrà visitare il vicino
Circo di Massenzio lungo l'Appia
Antica.
La prima costruzione del Circo Massimo risale a Tarquinio Prisco, quinto re di Roma, che scelse l'ampio avvallamento
paludoso fra il Palatino e l'Aventino dove fin dai tempi di Romolo si sarebbero svolti riti e giochi sacri in onore del
dio Conso. Proprio durante la prima delle feste dei Consualia sarebbe stato consumato il ratto delle sabine, al quale i
romani, secondo la notissima leggenda, ricorsero come sbrigativo mezzo per dare inizio all'incremento demografico della città.
Per più di ottocento anni dal tempo di Tarquinio Prisco fino al regno dell'imperatore Costantino ed oltre, quest'opera
continuò ad essere ingrandita ed abbellita. Alcune critiche di studiosi moderni non hanno seriamente minato la credibilità
delle fonti, secondo le quali all'epoca di Augusto il Circo Massimo in seguito ad interventi di ampliamento conteneva 150 mila
spettatori, che Traiano portò con nuovi lavori a 250 mila.
La grandiosità del Circo Massimo è dovuta al fatto che qui si
svolgevano le corse dei carri e dei cavalli delle quali i romani erano molto appassionati; alle gare, che potevano durare
anche 15 giorni durante i quali si tenevano fino a 24 corse al giorno, erano inoltre legate varie cerimonie religiose.
Non a caso nelle arcate all'esterno del circo si trovavano botteghe e taverne dove spettatori e atleti potevano ristorarsi.
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